
Ciao, sono Lorenzo Lupi, sviluppatore web e fondatore di KeyTube.
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Prima ci dicono che l’intelligenza artificiale potrebbe distruggere l’umanità entro dieci anni. Poi ci raccontano che i loro modelli vengono utilizzati per sviluppare armi, malware e operazioni sempre più sofisticate. E se una parte del valore futuro di queste aziende dipendesse anche dalla loro capacità di diventare i regolatori della tecnologia che stanno costruendo?
Anthropic ha pubblicato un report che documenta casi in cui il suo modello Claude sarebbe stato usato per sviluppare armamenti, condurre operazioni di cyberspionaggio e costruire sistemi di sorveglianza di massa. Un’analisi che apre domande importanti sulla sicurezza dell’IA.
Il caso Revolut prende una piega inquietante: dietro la fuga di dati di circa 680 clienti di alto profilo spunta una PEC riconducibile al Ministero dell’Interno.
Un ex ricercatore di OpenAI e Anthropic sostiene che l’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare un rischio esistenziale entro il 2030. Analizziamo i fatti, le dichiarazioni dei ricercatori e i dubbi sulla vicenda.
Due dati recenti sull’uso dell’AI nelle ricerche online fanno riflettere: da un lato i chatbot convincono gli utenti a non comprare, dall’altro essere citati da un’AI non significa più visite al sito. Vediamo cosa significa per chi lavora nel digitale.
Nel 2026 l’intelligenza artificiale non è più solo uno strumento di produttività: è anche un nuovo fronte di rischio per la sicurezza informatica. Vediamo perché i modelli AI sono vulnerabili, come i deepfake stanno diventando quasi impossibili da smascherare e in che modo gli agenti AI iniziano a comportarsi da veri e propri attaccanti.
Negli Stati Uniti cresce la preoccupazione per l’impatto dell’intelligenza artificiale su lavoro e ambiente, tanto da diventare un tema di campagna elettorale. Una riflessione su cosa significa questo per chi, come me, lavora ogni giorno con queste tecnologie.
Una discussione nata negli Stati Uniti sui presunti bias ideologici dei chatbot è sbarcata anche da noi, ma con toni spesso fuorvianti. Proviamo a capire di cosa si tratta davvero e perché la questione dei bias nei modelli linguistici merita un’analisi più seria.
Sempre più utenti chiedono consigli a ChatGPT e ad altri assistenti AI invece di usare Google. Scopriamo da dove queste AI prendono le informazioni e cosa possiamo fare per essere citati come fonte affidabile.
L’AI promette una rivoluzione, ma dietro la crescita dei grandi colossi tecnologici si nasconde un sistema sempre più dipendente da enormi investimenti, debito e domanda crescente. Ma quanto è davvero sostenibile questa corsa?