L’AI dà agli stupidi l’illusione di essere intelligenti e rende più stupidi gli intelligenti, trascinando verso il basso la media dell’umanità

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L’AI non ti ruba il lavoro. Lo farà qualcuno che la sa usare.

È questa, in sostanza, la tesi di Jensen Huang, CEO di Nvidia. Secondo lui non sarà necessariamente l’intelligenza artificiale a sostituire i lavoratori: saranno le persone capaci di utilizzarla a diventare più produttive e, di conseguenza, più competitive.

Una frase che suona efficace, ma anche minacciosa.

Perché sposta tutta la responsabilità sul lavoratore: impara a usare l’AI o qualcun altro prenderà il tuo posto. La tecnologia diventa così non soltanto uno strumento di produttività, ma un nuovo requisito per rimanere produttivi e appetibili per il mondo del lavoro.

E i numeri raccontano una trasformazione già in corso. Secondo Chris Hyams, CEO di Indeed, circa due terzi delle offerte di lavoro presenti sulla piattaforma comprendono attività che l’AI è già in grado di svolgere con una certa efficacia. Non significa che quei lavori possano essere completamente automatizzati, ma che una parte crescente delle mansioni può essere delegata alle macchine.

Ho già affrontato lo stesso in un articolo precedente, mettendo in luce come il problema non sia tanto quanti lavoratori verranno licenziati, ma quanti lavoratori non verranno più assunti.

Dario Amodei, CEO di Anthropic, è arrivato a ipotizzare che l’AI potrebbe eliminare una parte consistente dei lavori impiegatizi di livello iniziale nei prossimi anni. Non necessariamente attraverso licenziamenti di massa, ma attraverso una progressiva riduzione delle nuove posizioni.

Ed è qui che la promessa di maggiore produttività comincia a mostrare il suo lato meno rassicurante.

Se un’azienda può ottenere lo stesso risultato con dieci persone invece di quindici, l’aumento di produttività è reale. Ma bisogna chiedersi chi beneficia di quelle cinque persone in meno.

Il lavoratore guadagna più tempo libero? No.

L’azienda produce di più con lo stesso organico? Si.

E se un dipendente diventa due volte più produttivo grazie all’AI, perché un’azienda dovrebbe assumere un secondo dipendente?

Questa è forse la domanda che manca nella narrazione che ruota attorno alla rivoluzione dell’Intelligenza artificiale.

Huang invita studenti e lavoratori a imparare a utilizzare questi strumenti: «Non essere la persona che ignora questa tecnologia». l’onere dell’adattamento ricade sul lavoratore, mentre il vantaggio economico della maggiore produttività rimane nelle mani dell’azienda. Se una persona grazie all’AI riesce a fare il lavoro di due, non è affatto scontato che questo significhi più tempo libero o uno stipendio maggiore. Potrebbe semplicemente significare che da domani, per fare lo stesso lavoro, serviranno meno persone.

Fonte:

https://www.cnbc.com/2025/05/28/nvidia-ceo-jensen-huang-youll-lose-your-job-to-somebody-who-uses-ai.html