L’AI sta eliminando i futuri sviluppatori

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Nel precedente approfondimento dedicato al paper di Anthropic si osserva come, almeno per ora, l’intelligenza artificiale non abbia provocato un aumento significativo della disoccupazione. Tuttavia, le professioni maggiormente esposte all’AI sembrano registrare un rallentamento nelle assunzioni dei lavoratori più giovani.

Tra queste, una delle categorie più coinvolte è proprio quella degli sviluppatori software.

Ed è qui che nasce una domanda molto più importante della solita “l’AI sostituirà i programmatori?“.

Chi diventerà il programmatore senior del futuro, se oggi nessuno investe più sui junior?

La scomparsa del percorso

L’AI rende gli sviluppatori sempre più produttivi. Ma se un senior riesce a svolgere il lavoro di due persone, chi formerà la prossima generazione di programmatori? Il rischio potrebbe non essere la perdita dei posti di lavoro, ma la scomparsa del percorso per arrivarci.

Un programmatore senior sviluppa più velocemente, il debugging richiede meno tempo, molta documentazione viene generata automaticamente e il codice ripetitivo è scritto dall’AI.

Il risultato?

L’azienda continua ad avere bisogno di sviluppatori senior.

Semplicemente non assume il junior.

L’AI rischia di rompere il ciclo della formazione

Anthropic osserva che i giovani tra i 22 e i 25 anni sembrano essere assunti meno frequentemente nelle professioni maggiormente esposte all’AI.

Se i giovani ritengono che non esistano più opportunità di ingresso, potrebbero orientarsi verso altri settori, riducendo ulteriormente il bacino di futuri professionisti.

Forse il problema non riguarda soltanto gli sviluppatori, ma potrebbe riguardare tutte le professioni fondate sull’apprendimento progressivo (Avvocati, Commercialisti, Architetti, Analisti, Designer…)

In tutti questi mestieri esiste una fase iniziale fatta di attività ripetitive che l’AI sa fare certamente benissimo.

La mia riflessione

Ogni professione ha bisogno di una fase di apprendimento. Se affidiamo alle macchine proprio quelle attività che permettono alle persone di acquisire esperienza, il rischio non è soltanto perdere qualche posto di lavoro oggi. È smettere di formare i professionisti di cui avremo bisogno domani.